Prodotti finalità benefiche: obblighi di trasparenza (L. 120/2026)
Stai per lanciare una linea di magliette. Su ogni pezzo vuoi scrivere: “una parte del ricavato va a una onlus”. Sembra una buona idea, giusta e anche efficace. Ma da giugno 2026 quella frase, da sola, non basta più. La vendita di prodotti con finalità benefiche, il cosiddetto cause related marketing, ha ora regole precise, e la Legge 19 giugno 2026, n. 120 ti chiede di dire al consumatore chi riceve i soldi, per quale scopo e quanto.
La legge non vieta nulla. Non ti impedisce di collegare un prodotto a una causa solidale. Ti chiede solo di renderlo trasparente e verificabile. Il punto è tutelare chi compra: la persona che sceglie il tuo prodotto anche perché crede di fare del bene ha diritto a un’informazione chiara.
Se sei un’impresa, un produttore, un brand, un’agenzia di comunicazione o un influencer che promuove prodotti solidali, questa guida ti riguarda. Vedrai cosa devi indicare sulle confezioni, quale comunicazione preventiva inviare all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, e quali sanzioni rischi se sbagli. Lo Studio Legale Torresi e Associati, con sede a Macerata e attivo su tutto il territorio delle Marche, segue imprese e professionisti su questi temi di compliance. Ogni situazione è diversa e va valutata caso per caso, ma conoscere le regole ti aiuta a partire con il piede giusto.
Capire il problema: cosa cambia con la nuova legge
La legge parla di “produttori” e “professionisti”. Per professionista intende sia chi vende il prodotto, sia chi ne promuove l’acquisto. Quindi non solo il brand, ma anche chi fa la campagna: agenzie e influencer inclusi.
Le altre definizioni arrivano dal Codice del consumo, il D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, in particolare dagli articoli 13 e 18. Sono le stesse categorie che i tribunali usano da anni per distinguere consumatore e professionista.
La norma si fonda sul diritto all’informazione del consumatore. La legge richiama gli articoli 2, comma 2, e 6, comma 1, del Codice del consumo, cioè le regole base sulla trasparenza e sul contenuto minimo delle informazioni. Tradotto: se dici che il tuo prodotto è “solidale”, devi spiegare in modo concreto cosa significa.
Attenzione a un termine tecnico: “proventi”. Sono i ricavi della vendita. La legge scatta quando una parte di questi proventi, anche piccola, è destinata a determinati soggetti benefici o solidali.
Le situazioni più comuni
Chi si trova a dover applicare questa disciplina? Molti più soggetti di quanti pensi.
Marco, 38 anni, gestisce un piccolo marchio di cosmetici nelle Marche. Decide di devolvere il 10% del prezzo di ogni crema a una fondazione per la ricerca. Prima gli bastava scriverlo sul sito. Ora deve indicare il destinatario, la finalità e la quota per unità, e comunicarlo all’Autorità prima della vendita.
Poi c’è Sara, 29 anni, creator con un buon seguito. Un’azienda la paga per promuovere una borsa “il cui ricavato aiuta i bambini”. Sara pensa di essere solo la messaggera. Ma la legge estende gli obblighi anche a chi fa influencer marketing, quindi anche lei deve veicolare le informazioni corrette. Lo studio ha seguito un caso simile di collaborazione con un creator per la promozione di prodotti sui social.
Ci sono anche esclusioni. La legge non si applica alla vendita fatta dagli enti non commerciali che non sono partecipati, direttamente o indirettamente, da produttori o professionisti. Restano ferme le regole sulla raccolta fondi degli enti del Terzo settore, previste dall’articolo 7 del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117, e quelle delle confessioni religiose con intese con lo Stato.
Cosa dice la legge: obblighi informativi, AGCM e sanzioni
La Legge 120/2026 si regge su tre blocchi: gli obblighi informativi sul prodotto, la comunicazione preventiva all’AGCM, le sanzioni per chi non si adegua.
I tre obblighi informativi verso il consumatore (art. 2)
Sul prodotto, o con le modalità alternative previste, devi indicare tre cose:
- il soggetto destinatario di parte dei proventi;
- le finalità per cui quella quota sarà impiegata;
- la quota percentuale del prezzo di vendita, oppure l’importo, destinato per ogni unità di prodotto.
Queste indicazioni si aggiungono a quelle sul prezzo. Puoi apporle direttamente sulla confezione, oppure con una targhetta cartacea o adesiva, o ancora sui materiali di comunicazione nei punti vendita. La legge chiede chiarezza, semplicità e adeguata evidenza grafica. Gli stessi obblighi valgono nelle pratiche commerciali, nella pubblicità e, appunto, nell’influencer marketing.
La comunicazione preventiva all’AGCM (art. 3)
Qui sta la parte che molti dimenticano. Almeno quindici giorni prima di mettere in vendita il prodotto, devi comunicare all’Autorità garante della concorrenza e del mercato le informazioni dell’articolo 2 e il termine entro cui verserai la somma al beneficiario.
Non finisce lì. Entro tre mesi dalla scadenza di quel termine, devi comunicare all’AGCM di aver effettivamente eseguito il versamento. La logica è semplice: la legge vuole che la promessa solidale sia poi documentata.
Controlli e sanzioni (art. 4)
L’AGCM è competente a irrogare le sanzioni. Salvo che il fatto costituisca reato o pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del consumo, la violazione degli articoli 2 e 3 comporta una sanzione amministrativa da 5.000 a 50.000 euro.
L’Autorità pubblica i provvedimenti nel proprio bollettino e può ordinarti di pubblicarli, a tue spese, sul sito, sui social, sui quotidiani o con altri mezzi. Se non ottemperi a questo obbligo di pubblicazione, scatta un’ulteriore sanzione da 5.000 a 50.000 euro. L’importo si determina tenendo conto del prezzo di listino e del numero di unità in vendita. Si applicano inoltre, per quanto compatibili, i poteri dell’articolo 27 del Codice del consumo, la norma che governa la tutela amministrativa dell’AGCM in materia di pratiche scorrette.
La disposizione transitoria (art. 5)
Un dettaglio pratico da non trascurare: la legge non si applica alle promozioni, vendite e forniture di prodotti già in corso alla data della sua entrata in vigore. Vale quindi per le iniziative nuove.
I percorsi possibili per metterti in regola
Da dove si comincia?
Parti dal packaging e dai materiali. Verifica che confezione, targhette e comunicazione nei punti vendita riportino i tre elementi richiesti, con evidenza grafica adeguata. Molti problemi nascono qui, da una dicitura vaga come “aiutiamo chi ha bisogno”.
Poi guarda la catena della comunicazione. Se lavori con agenzie o influencer, i contratti di influencer marketing dovrebbero prevedere chi inserisce le informazioni e chi risponde in caso di errore. Definire per iscritto ruoli e responsabilità riduce i rischi.
Infine, la procedura verso l’AGCM: preparare la comunicazione preventiva a quindici giorni, fissare il termine di versamento e programmare la comunicazione successiva sull’avvenuto pagamento.
Se hai già ricevuto una contestazione o una sanzione, il percorso cambia e diventa difensivo. Non sempre c’è una soluzione rapida, e ogni caso va valutato singolarmente.
Hai in programma il lancio di un prodotto solidale e non sai da dove partire? Prenota un primo confronto con lo Studio Legale Torresi e Associati di Macerata: valuteremo insieme la tua situazione e le opzioni per tutelare la tua impresa.
Errori da evitare
Scrivere “parte del ricavato in beneficenza” senza indicare destinatario, finalità e quota per unità non basta. È l’errore più frequente, e il più facile da correggere.
Altrettanto comune è concentrarsi sul packaging e dimenticare la comunicazione preventiva all’AGCM. L’obbligo dei quindici giorni prima della vendita esiste, e saltarlo espone a sanzione anche se l’etichetta è perfetta.
C’è poi chi promette la donazione e non comunica all’Autorità l’avvenuto pagamento entro tre mesi dalla scadenza del termine. Anche qui, sanzione.
Un equivoco diffuso riguarda l’influencer: pensare che il creator sia estraneo agli obblighi. La legge lo include tra i professionisti.
Infine, attenzione alla sovrapposizione con le pratiche scorrette. Un messaggio solidale ingannevole può integrare una pratica commerciale scorretta, con conseguenze che si sommano alla sanzione della Legge 120.
Quanto costa e quanto dura
Dipende da cosa devi fare. Una revisione del packaging e della comunicazione si chiude in tempi brevi. Preparare le comunicazioni all’AGCM e i modelli contrattuali con agenzie e influencer richiede più lavoro, perché va costruito sulla tua iniziativa specifica. Un procedimento sanzionatorio già avviato è un altro discorso, con tempi e costi diversi.
Un professionista serio ti spiega prima come è organizzata l’assistenza e su cosa si baserà il compenso. Di solito prevenire un problema costa meno che affrontarlo dopo.
Domande frequenti
La Legge 120/2026 vieta di vendere prodotti solidali?
No. La legge non vieta la vendita di prodotti collegati a iniziative benefiche. Impone solo obblighi di trasparenza più precisi quando promuovi, vendi o fornisci al consumatore prodotti i cui proventi sono destinati, anche solo in parte, a determinati soggetti. Puoi continuare a fare marketing solidale, ma in modo documentato.
Cosa devo scrivere esattamente sulla confezione?
Tre informazioni: il soggetto destinatario di parte dei proventi, le finalità per cui sarà impiegata la quota e la percentuale del prezzo o l’importo destinato per ogni unità di prodotto. Devono comparire con chiarezza ed evidenza grafica adeguata. La formulazione va calibrata sul tuo prodotto, ed è utile una verifica prima della stampa.
Anche gli influencer sono soggetti a questi obblighi?
Sì. La legge estende gli obblighi informativi a chi svolge attività di pubblicità del prodotto, sia in forma tradizionale sia tramite influencer marketing. Il creator che promuove un prodotto solidale deve quindi veicolare le informazioni corrette. Conviene disciplinare per iscritto ruoli e responsabilità nei contratti di collaborazione.
Cosa devo comunicare all’AGCM e quando?
Almeno quindici giorni prima della vendita devi comunicare all’Autorità le informazioni dell’articolo 2 e il termine entro cui verserai la somma al beneficiario. Poi, entro tre mesi dalla scadenza di quel termine, devi comunicare l’avvenuto versamento. Sono due adempimenti distinti, e organizzarli per tempo evita contestazioni.
Quali sanzioni rischio se non rispetto le regole?
Salvo che il fatto costituisca reato o pratica commerciale scorretta, la violazione degli obblighi informativi e di comunicazione comporta una sanzione da 5.000 a 50.000 euro. L’AGCM può anche imporre la pubblicazione del provvedimento, e in caso di inottemperanza applica un’ulteriore sanzione da 5.000 a 50.000 euro. Una valutazione preventiva aiuta a ridurre questi rischi.
La legge si applica anche alle iniziative già avviate?
No. La disposizione transitoria esclude le promozioni, le vendite e le forniture di prodotti già in corso alla data di entrata in vigore della legge. Vale per le iniziative nuove. Se hai dubbi sul confine tra iniziativa “in corso” e nuova campagna, è opportuno valutare il singolo caso con un professionista.
Gli enti del Terzo settore devono rispettare questa legge?
La legge non si applica alla vendita fatta dagli enti non commerciali non partecipati da produttori o professionisti, e restano ferme le regole sulla raccolta fondi degli enti del Terzo settore. La distinzione, però, non è sempre netta. Se un’impresa e un ente collaborano, conviene chiarire i ruoli in anticipo per capire quali obblighi si applicano.
Approfondimenti correlati
Se il tema ti interessa, trovi utili anche i contenuti dello studio sulle regole della pubblicità per gli influencer e sulla comunicazione commerciale, oltre agli approfondimenti su greenwashing e messaggi ingannevoli, che spesso si intrecciano con le iniziative solidali. Chi vende su canali digitali può consultare le pagine dedicate all’e-commerce e alla pubblicità online, mentre per i rapporti con agenzie e creator sono rilevanti i materiali sulle clausole contrattuali. Utili anche gli spunti sulle pratiche commerciali scorrette e sulle condizioni generali di vendita.
Studio Legale Torresi e Associati
Lo Studio Legale Torresi e Associati ha sede a Macerata e assiste imprese e professionisti su tutto il territorio delle Marche. Lo studio affianca produttori, brand, agenzie e creator nella compliance in materia di pubblicità, pratiche commerciali e tutela del consumatore, dalla revisione dei materiali fino ai rapporti con l’AGCM. Se stai progettando una campagna con prodotti a finalità solidale, o hai ricevuto una contestazione, contatta lo studio a Macerata per un primo colloquio: valuteremo la tua situazione e le opzioni per tutelare la tua attività.

