CONTRAFFAZIONE DI MARCHIO E USO LECITO DEL MARCHIO ALTRUI

CONTRAFFAZIONE DI MARCHIO E USO LECITO DEL MARCHIO ALTRUI


descrizione del progetto

Durante i controlli eseguiti in dogana, il funzionario incaricato rileva che una parola di un logo risulta essere registrata come marchio denominativo. Scatta il sequestro sul oltre 10mila prodotti ed il legale rappresentante della società è rinviato a giudizio per contraffazione di marchio.

Grazie ad una ricostruzione giuridica della ratio a base della privativa industriale, il Tribunale assolve con la formula più ampia l’imputato “perchè il fatto non sussite” e ritiene provato che l’uso di un termine nel suo significato originario, all’interno di un contesto particolare, ne esclude l’apprezzamento da parte del pubblico come marchio e, dunque, mancando un uso con finalità distintiva, il Tribunale penale, con una decisione che denota una particolare sensibilità in materia, assolve l’imputato.

L’uso non distintivo del marchio altrui è argomento dibattito in dottrina e nelle aule dei tribunali. L’ampia formula di assoluzione utilizzata dal Tribunale penale esclude anche la confisca per equivalente, che sarebbe stata applicata anche nell’ipotesi di assoluzione per mancanza dell’elemento soggettivo.